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Il mio circuito si chiama paradiso, Carlo Nesti

Articolo pubblicato in: IN LIBRERIA

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TITOLO: Il mio circuito si chiama paradiso
SOTTOTITOLO: Episodi e persone che hanno cambiato la mia vita, rivisti attraverso la lente d’ingrandimento della Fede
AUTORE: Carlo Nesti
CASA EDITRICE: Edizioni San Paolo
PREZZO: 14,00 €

Il Torino, la Juventus, i mondiali di calcio… tra aneddoti e curiosità Carlo Nesti si racconta in un percorso a tappe e parla di sé, del suo lavoro di giornalista sportivo e della riscoperta della fede.

Volto noto al grande pubblico, giornalista, scrittore e appassionato di calcio, Nesti in questo libro ripercorre la sua vita e rivela come la fede lo ha aiutato e lo aiuta a rimanere sereno in mezzo a molte difficoltà: ogni anno è presentato come un chilometro percorso in un circuito che ha per traguardo il Paradiso. Il racconto si dipana tra aneddoti legati a protagonisti del mondo del calcio come Bearzot, al commosso ricordo di Gaetano Scirea, passando per la tragica partita dell’Heysel – definita l’Hiroshima del pallone – di cui Nesti fu testimone diretto. Non mancano gli episodi più personali come l’aggressione da parte di un gruppo di ultrà dell’Atletico Madrid dopo una finale di coppa con il Parma, o gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, trascorsi tra gli affetti familiari e una partita di pallone. Tutto è visto attraverso gli occhi della fede, sempre presente nella vita dell’autore, ma forse messa un po’ da parte e riscoperta con forza alla soglia dei cinquanta.

Fonte: Edizioni San Paolo

Carlo Nesti, torinese, giornalista di Guerin Sportivo, Corriere d’Informazione e Tuttosport, arriva in Rai nel gennaio del 1980, divenendo presto un volto noto del giornalismo sportivo, seguendo in qualità di telecronista sei campionati del mondo di calcio e sei europei.
Fra i suoi libri ricordiamo Dietro il silenzio stampa (Edizioni Mundial, 1983), scritto con Claudio Gentile e Marco Tardelli, sui retroscena del Mondiale del 1982 vinto dall’Italia; Ho vinto la lotteria (Edizioni San Paolo, 1999),  Viaggio di ritorno (Edizioni San Paolo, 2007), Il mio psicologo si chiama Gesù (Edizioni San Paolo, 2009).

A seguire, l’introduzione del libro, pubblicata da Nesti sul sito personale.

INTRODUZIONE

Come definireste una persona che sale su un’auto, probabilmente per un lungo viaggio, che non ricorda da dove è partita, e che non sa dove arriverà? Sprovveduta, superficiale, inebetita? Vi sembrerà strano, ma il “fenomeno” riguarda la maggioranza di noi, distratti da troppi pensieri diversi.
Supponendo che l’auto sia la nostra identità, e il percorso la nostra vita, noi non ci rendiamo conto che l’esistenza è come un circuito, nel quale il punto di partenza e il punto d’arrivo coincidono. Si parte nell’Aldilà e si torna nell’Aldilà, ciascuno con il suo chilometraggio.
Chi è credente sa che non siamo “cittadini” di questo mondo, se non per un certo periodo di tempo. Noi, in realtà, abbiamo cittadinanza fra le nuvole, perché siamo nati da Dio, e a Dio ritorneremo. “Circuito Paradiso” significa, di conseguenza, il Paradiso in quanto base di partenza e di arrivo per tutti noi.
Il punto esatto in cui il motore dell’auto si spegnerà dipenderà da come avremo viaggiato. Sarà importante attivare il “navigatore satellitare” di nome Gesù, e ricordare, costantemente, qual è la strada giusta da percorrere. Se il “navigatore satellitare”, talvolta, non funzionerà, è perché saremo “fuori campo”.
Nel libro, ho immaginato che a ogni anno della mia vita (e della vita in generale) corrisponda un chilometro del tragitto. Dal km. 0 al km. 9 l’infanzia, dal km. 10 al km. 19 l’adolescenza, dal km. 20 al km. 29 la giovinezza, e via di questo passo. E’ una strada che sale e scende, offrendo motivazioni e tentazioni.
Sul circuito, tutti i partecipanti hanno in comune soltanto una cosa, la più importante: luogo dell’inizio e della fine del viaggio. Non esiste nulla di competitivo, perché l’essenziale non è arrivare prima degli altri, e quindi essere veloci, ma ritrovare la pista, ogni volta che si esce di strada.
Le auto sono differenti, come ciascuno di noi: sono variabili carrozzeria, cilindrata, telaio e gomme. Ma non si parla di handicap. Anche il mezzo, apparentemente, meno dotato, ha le stesse possibilità di tagliare il traguardo: dipende dalla saggezza della guida, sempre con il “navigatore” acceso.
Pure le strade, per ogni auto, sono diverse. Alcuni trovano un’autostrada, altri una statale, altri ancora una provinciale. Ci sono sterrati e asperità da superare, e, magari, è persino necessario scendere dalla macchina, e farsi spingere. Dunque, non agonismo, uno contro l’altro, ma altruismo.
A tutti sono consigliate non solo le cinture di sicurezza, ma anche i caschi, perché le possibilità di incidenti sono innumerevoli. A volte si perde il controllo del volante, senza interventi esterni. Altre volte ci si urta con le auto, provocando del male a vicenda, e badando unicamente a se stessi.
Vi racconterò il mio viaggio non perché sia più interessante di altri, ma perché sarebbe stupido lavorare di fantasia, al momento di spiegare i passaggi di un percorso-tipo. Tanto vale che scriva di ciò che conosco, e di ciò che ho vissuto, non vi pare? Inventare sarebbe prendere in giro me medesimo, e voi lettori.
L’idea del libro è nata alle 16,30 del 28 dicembre 2008. Lo so con precisione, perché ho voluto annotare immediatamente, sul palmare, il momento e il luogo dell’”ispirazione”, piccola o grande che fosse. Sapete dove mi trovavo? A pregare davanti alla statua della Madonna, a Lourdes, quasi all’imbrunire.
Ho pensato che certe fasi, o certi episodi, dell’esistenza, rivisti attraverso la lente di ingrandimento della Fede, avrebbero acquistato un nuovo senso, nel cammino verso la serenità interiore. Sarei riuscito a capire sia le circostanze belle, che mi avevano allietato, sia quelle brutte, che non avevo accettato.
Prima di mettermi all’opera, ho voluto rileggere la Bibbia nel suo complesso. Se le Sacre Scritture sono la storia, infinitamente graduale, di come si è modificato il rapporto fra uomo e Dio, questo libro è la “Bibbia personale”. E’ la storia, infatti, di come è mutata la mia relazione con il Signore.
Si è trattato di sedere in terrazza, osservare il mare, e vedere tornare a galla, a poco a poco, tutto ciò che è stato importante, indicativo e formativo. Sarebbe stato un peccato, per colpa dei limiti della memoria, dimenticare del tutto determinati passaggi, ed è stato giusto farli “rivivere”.
Fondamentalmente, il punto resta “come riempire il vuoto”, quel vuoto che, inevitabilmente, sentiamo a ogni età. Ed ecco che, decennio per decennio, sono saliti alla ribalta le prime scoperte, lo studio, il calcio, il lavoro, le donne, e infine Dio. Ogni periodo si chiudeva, e lasciava spazio al successivo.
Se, proprio nella Bibbia (Genesi 28, 12, cioè 28-12 come la data dell’?ispirazione?!), Giacobbe sognò una scala, che collegava la Terra al Cielo, anch’io ho immaginato qualcosa di simile. L’esistenza a volte ci avvicina, e a volte ci allontana da quel Cielo. L’essenziale, da “elastici umani”, è non distanziarci mai troppo.
La strada non è ancora finita, ma io credo in un momento in cui appare una sorta di “cometa”, che non ti abbandona più. Io so che, anche se fallirò il viaggio, e non arriverò nel punto che desidero dell’Aldilà, la “cometa” brillerà comunque, sopra di me, e dipenderà da me riprendere a seguirla.
Insomma: non vi regalo certezze, ma speranze, e nei momenti in cui la speranza si sente vicina alla certezza, allora tutto diventa nitido. Peccato che, spesso, si scateni la pioggia, e si alzi la nebbia: ma, di sicuro, la “cometa” è lì, per quanto, ai nostri occhi “malati?, sembri invisibile.

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About the Author: Articolo pubblicato dalla redazione di Torino Libri.

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  1. Hytok scrive:

    Curiosa la svolta sacra di Nesti…

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