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Intervista – Maurizio Asquini: “Il mio romanzo non è blasfemo?

Articolo pubblicato in: INTERVISTE

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Maurizio Asquini, autore del romanzo Dio ingannatore edito da Caputo Edizioni, lo scorso sabato è stato ospite della Cooperativa “Borgo Po” di Torino, un’occasione imperdibile per incontrare il vincitore del Premio Alabarda d’oro 2010, balzato agli onori della cronaca per la censura subita dal suo libro per una sospetta blasfemia. Ma è davvero così? Maurizio Asquini sostiene che di blasfemo, in Dio ingannatore, non ci sia davvero nulla. Tutto il male non viene comunque per nuocere: forse anche grazie al caso generato dal titolo, le vendite hanno superato ogni più rosea aspettativa.

Il titolo è stato da una parte una maledizione, ma allo stesso tempo un forte traino per il romanzo.

Sì, è vero. Che poi il titolo con il romanzo non c’entra nulla. Non c’entra né con Dio né con la religione.

E invece che genere di libro è?

È un romanzo in stile biografico, narrato attraverso gli occhi di un ragazzo che soffre di una malattia mentale. Questo ragazzo è protetto dalla sua mamma, una ragazza madre. La madre si ammala, lui vede i segni della malattia, ma non capisce: vede la morte solo come un temporaneo allontanamento. La mamma gli dà un quaderno, con su scritte le regole per sopravvivere senza di lei. Ma lui non si accorge mai che la mamma è morta. Alla fine, preso dalla disperazione, senza soldi e senza risorse, arriva un nuovo personaggio, un suo vicino di casa, cui lui viene incaricato di accudirlo, di fargli i lavori di casa, di fargli la spesa.
Questo personaggio è un ex criminale nazista, un vecchio malvagio che crede ancora al nazismo, che ha fatto 50 anni di carcere a Rebibbia e ora viene spostato agli arresti domiciliari, in attesa della grazia. Quest’ufficiale è un cuoco provetto e cucina sempre il pranzo al ragazzo. Lui crede sia una bravissima persona, lo stima molto e lo aiuta sempre a fare la spesa.
Alla fine, questo crudele personaggio lo incarica di recarsi in Jugoslavia a recuperare dei beni preziosi confiscati agli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il romanzo, al momento, ha riscosso un grande successo della critica.

Sì. Ha vinto tre premi piuttosto importanti. Uno era di narrativa inedita, il concorso Alabarda d’oro (con Margherita Hack e il Dott. Mauro Bersani di Einaudi nella giuria), in cui ho preso il primo premio assoluto. Poi, una volta pubblicato, qui a Torino ho vinto il premio Garcia Lorca e una settimana dopo il premio Penna d’autore. Torino è la città dove evidentemente ho più successo.

Poi, la notorietà grazie allo “scandalo” del titolo, che ha fatto diventare il suo libro un romanzo “blasfemo”.

Il mio editore quando ha voluto proporsi per alcuni circoli culturali e alcune iniziative a scopo benefico, si è sentito rifiutare il libro a causa del titolo. E da lì in poi è accaduto in diverse occasioni. Mi è capitato ad esempio il mese scorso: dovevo presentare il romanzo in un Comune vicino a Novara, ma quando il sindaco ha letto il titolo ha detto che non si poteva fare una presentazione di un libro con un titolo così… durante la festa del santo patrono del paese. E per questo motivo hanno annullato l’incontro. Una giornalista di Novara che scrive per La Stampa ha provato a sentire il Sindaco e, forse grazie al suo intervento, “Dio ingannatore? non è stato cancellato dal programma ma solo spostato ad un’altra data. In seguito, però, sulla nuova locandina che presentava l’evento, c’era solo il mio nome, senza il titolo del libro.

Questa non è la sua opera prima.

No. Scrivo anche tanti racconti. A Torino, con uno di questi, ho anche vinto il premio Prader Willi.

Ma questo non è il suo lavoro.

No, infatti. Io faccio un lavoraccio. Sono turnista in una fabbrica.

E quando lo trova il tempo per scrivere?

Scrivere, in verità, non è nemmeno la mia passione. Scrivo quando ho voglia: la scrittura non deve essere un impegno, a volte hai voglia e ti metti lì a scrivere. Io ho sempre scritto in base ai personaggi. Parto sempre dai personaggi e poi a loro congiungo una storia. In questo caso abbiamo due personaggi completamente diversi tra loro: da una parte abbiamo il nazista e dall’altra abbiamo un ragazzo mentalmente minorato. Anche in questo caso sono partito da loro e li ho congiunti nella storia.

Quando è uscito il romanzo?

Il romanzo è uscito nel 2008 sotto MPM Casa editrice, che poi è stata trasformata in Caputo. Sono state vendute 2000 copie ed è stato un grande successo. Adesso invece è uscito il formato digitale, in ebook. Presto, secondo me, diremo addio al libro cartaceo, così come abbiamo già detto addio alle videocassette.

E come sta andando la versione digitale?

L’ebook sta avendo successo. È un formato di libri che permette di evitare le tipografie e di superare il più grosso problema degli esordienti, vale a dire la distribuzione. È impossibile arrivare in modo capillare in tutte le librerie con i libri normali. In questo modo, invece, su siti come Book Lovers o Book Republic, ti costa la metà e lo leggi comodamente da un ebook reader.

Il romanzo è stato pubblicato nel 2008. Nel frattempo ha scritto altro?

Ho già tre romanzi pronti, ma l’editore vorrebbe una raccolta dei racconti che ho scritto in questi anni, di cui molti premiati in giro per l’Italia, solitamente molto crudi, spesso incentrati sulla solidarietà e sulla malattia.

E i prossimi romanzi già nel cassetto?

Sono già in mano all’editore. Lo stile è quello di Dio ingannatore, sono sempre romanzi biografici, ma vedremo l’editore cosa ne vorrà fare. Io non ho fretta. Ora penso a Dio ingannatore e alla sua seconda edizione.

Avete notato un incremento delle vendite dopo il “caso? generato dal titolo?

Sì, abbiamo avuto molte segnalazioni anche su giornali, soprattutto della zona di Trieste, ma come ho già detto, il problema del titolo è inesistente. L’associazione torinese “Carta e penna?, organizzatrice del premio Penna d’autore, mi ha comunicato di aver letto il libro e di non aver trovato alcun tema blasfemo. Quelli che si sono opposti al libro hanno solo letto il titolo e l’hanno condannato.

Per togliere questo inopportuno alone di blasfemia, ha tentato di contattare anche il vescovo di Novara.

Sì, ho mandato una lettera al Vescovo di Novara e mi ha risposto un “sottosegretario?, dicendomi che tutto questo era un classico modo per pubblicizzare il libro. Ho mandato anche una copia di Famiglia Cristiana ma non mi hanno mai risposto.
Allora io e l’editore, visto che il libro a detta di alcuni è malvagio e blasfemo, cercheremo anche di fare presentazioni all’interno dei carceri. Se è un romanzo da condannare, condanniamolo! Siamo già in contatto con il carcere di Novara per presentare il libro all’interno e offrire qualche copia agli altri carceri italiani.

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