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Misteriosi intrecci tra furti d’opere e musica classica: grande successo per il romanzo di Barbara Bolzan

Articolo pubblicato in: INTERVISTESPAZIO ESORDIENTI

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Parliamo di Barbara Bolzan e del suo romanzo “Requiem in re minore? che vanta una particolare attenzione che per molti lettori sembra essere ancora inesplorata e a volte controversa: si tratta di un romanzo pubblicato esclusivamente sottoforma di E-book; romanzo che a pochi giorni dalla sua uscita è spiccato in vetta alle classifiche, questo grazie alla bravura dell’autrice nell’aver trattato un tema molto originale e dell’aspetto di un vero thriller, cosa ben rara per un esordiente italiano.

Il romanzo è giunto finalista al prestigioso premio Alabarda D’Oro e di sua volta pubblicato dalla Caputo Edizioni, che in qualità di editore si è specializzato nella pubblicazione di testi di nomi noti nel campo della letteratura e dello spettacolo.

Una notizia esclusiva è che tra pochi giorni Barbara sarà protagonista ad un evento molto particolare e forse senza precedenti: presso il Lucignolo Cafè di Brugherio, Barbara presenterà il suo E-book e lo farà in un locale legato alla tradizione nell’aver ospitato esclusivamente autori “tradizionali? legati ai libri su cartaceo.

Come ti senti a differenza degli autori tradizionali tu che hai esordito positivamente con un libro digitale?

Non credo esistano differenze sostanziali. Un libro, in sé, rimane sempre un libro, qualunque sia il supporto della sua distribuzione. Diversa, semmai, può essere la reazione del lettore medio davanti alla scelta di acquistare un volume cartaceo ed uno digitale. Ma questo è un altro discorso.

Una curiosità per tutti gli autori che vivono la tua esperienza: come pensi di affrontare il pubblico al Lucignolo Cafè considerando l’assenza di libri e quindi nessun autografo?

Questa sarà una delle sorprese in serbo per la serata. È vero, non disponiamo di un cartaceo fruibile al pubblico. L’elettronica, però, ci viene in aiuto. Non ci sarà quindi un’ “assenza di libri?, ma solo un’ “assenza di carta?.

Parlaci del tuo libro e in particolare la storia che s’intreccia al furto di quadri d’autore, alla musica classica

Ho preso spunto dal furto avvenuto il 22 agosto 2004 ad Oslo, durante il quale due ladri mascherati hanno sottratto dal Munch-Museet le tele Urlo e Madonna. Si è trattato di un furto magistrale, e l’excursus delle indagini della Polizia lasciava spazio per qualche “invenzione?, sempre però parallela alla realtà storica degli avvenimenti e quindi plausibile. Studiando le varie fonti e quanto contenuto negli archivi, ho scoperto che c’era ampio materiale sul quale lavorare, e altrettanti silenzi, vuoti, eventi connessi con il furto Munch che mai sono stati spiegati da fonti ufficiali. L’occasione era troppo ghiotta per non servirmene. Era un po’ come avere l’autorizzazione a rubare. Ho riempito quei silenzi, quei vuoti, con la fantasia. Quello che propongo nel testo, pertanto, non è un finale alternativo della vicenda, ma solo un punto di vista.
Per quanto riguarda invece la musica classica, essa entra in gioco in quanto Giulio Manfredi, il marito della mia protagonista, è un pianista di fama internazionale, che ormai però ha abbandonato la vita pubblica. È una sorta di Glenn Gould, solo più giovane; un uomo che dalla vita ha avuto tutto e con grande facilità… che adesso si trova a fare i conti con una sorta di crisi di mezza età, nella quale tutti i valori nei quali aveva creduto fino a quel momento crollano come un castello di sabbia.

Beckett faceva dire ad uno dei suoi personaggi: “Soffre, dunque vive?. Giulio non è ancora arrivato a questo stadio. È ancora in una sorta di limbo, incerto tra essere e divenire. Una persona difficile da amare.

Per quale motivo sei legata all’arte in generale?

Credo che sia parte di ognuno di noi, nelle sue diverse forme. L’arte (non solo figurativa) del 900, per giunta, spoglia l’uomo della sua bellezza ottocentesca, lo mette a nudo arrivando a sviscerarne il nocciolo, senza più falsi pudori ed orpeli. È lo specchio che ci mostra per quelli che siamo realmente, racchiudendo al contempo in sè il topos di Calibano che si allontana orripilato quando si scontra con la propria immagine riflessa.
L’arte è una spirale oscura nella quale, prima o poi, siamo costretti a precipitare.

Il romanzo è ambientato in vari luoghi, principalmente Trieste fino a raggiungere la Norvegia. C’è un particolare motivo che ti sia ispirata a questi luoghi?

Sono molto legata alle tre città che compaiono nella vicenda. Milano e Trieste in primis, in quanto parti del mio retaggio. Oslo, invece, è stato un punto d’arrivo (e di partenza!) obbligatorio, perché è nella capitale norvegese che sorgono i due musei citati nel testo (il Munch-Museet e la Nasjonalgalleriet). Per fare le ricerche che mi sarebbero servite per scrivere “Requiem in re minore? vi ho trascorso diverso tempo, e adesso anche Oslo fa parte del mio bagaglio di esperienze curiose.

Ho notato che il tuo romanzo ha molti sviluppi e la protagonista si “mimetizza? in più parti. In quale modo t’identifichi in questa misterioso personaggio?

Rispondo a questa domanda prendendo in prestito una frase di D.H.Lawrence, che penso possa spiegare, in parte, il mio atteggiamento nei confronti di Agata Vidacovich e del suo modo di vivere la vita: “Lo stile è l’unica verità; e se anche l’artista è di solito un gran bugiardo, la sua arte, quando è autentica, vi dirà sempre la verità. La verità del momento, l’unica che conti.?

La classica domanda che pongo a ogni esordiente: come sei giunta alla pubblicazione?

Grazie alla partecipazione al prestigioso premio Alabarda d’oro – Città di Trieste. “Requiem in re minore? è giunto nella stretta rosa dei finalisti, e questo è stato il primo passo verso la pubblicazione.

Tre aggettivi al tuo romanzo “Requiem in re minore.

Sensuale, nascosto, sincero.

Quali sono i progetti per il tuo futuro di autrice e una piccola anticipazione sul tuo prossimo romanzo?

A breve uscirà, sempre per la Caputo Edizioni, in una doppia edizione cartacea ed elettronica, “L’età più bella?, un romanzo di genere totalmente differente da “Requiem in re minore?, perché questa volta sarà esplorato l’universo adolescenziale in ogni sua forma. Protagonista di questo testo, soprattutto, sarà una delle malattie che forse subiscono più colpevolizzazioni e pregiudizi ancora oggi: l’epilessia.

Un consiglio che vorresti lasciare a tutti gli esordienti in cerca di un editore.

Tanta, tantissima pazienza.

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Articolo pubblicato in: INTERVISTESPAZIO ESORDIENTI

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About the Author: Maurizio Asquini è nato e vive a Novara. Con il romanzo “Io non rispondo? nel 2007 riceve una Menzione d’onore al premio “InediTo-Premio Colline di Torino?. Nel 2008 con il romanzo “Dio Ingannatore? vince il premio “Alabarda D’Oro?. Nel 2010 vince i premi “Garcia Lorca? e il “Trofeo Penna D’Autore?. Giungerà, inoltre, tra i primi quattro classificati ad un premio Europeo e riceverà una Segnalazione di Merito al premio “Città di Moncalieri? con un totale di otto riconoscimenti allo stesso romanzo. Nel 2013 pubblica il suo secondo romanzo “Io non rispondo?. Con i racconti ha ricevuto numerosi riconoscimenti giungendo primo classificato ai premi “La seriola?, “Napoli Cultura Classic?, “Adriano Zugnino? e il “Priamar? di Savona. È giunto III classificato al premio per la narrativa a tema “Cesare Pavese? e recentemente è giunto II classificato al premio internazionale “Città di Aosta?. visitate il suo blog www.maurizioasquini.com

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