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Storie di rom, di sentimenti e umanità: il nuovo romanzo di Claudia Priano

Articolo pubblicato in: INTERVISTE

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Claudia Priano(1)L’autrice genovese presenta il suo ultimo romanzo “Il cuore innanzitutto? edito da Guanda, con una storia che ci porta a conoscere la vita dei Rom in un viaggio attraverso un’avventurosa Romania.

Che cosa ci racconti del tuo nuovo libro che detto così, può apparire non un romanzo bensì un saggio sulla vita dei Rom. Invece si tratta di una storia nata da un tragico evento e poi dissolta in un lungo viaggio attraverso una Romania carica di disagi e di difficoltà.

Il romanzo è diviso in tre parti: “Gli eventi inattesi”, “Paura” e “Viaggio” e racconta proprio di queste tre cose e del pregiudizio che ci portiamo dietro.
La storia è a due voci, quella di Andrea e quella di Nina. Il primo è un anziano farmacista le cui giornate sono scandite da riti, appuntamenti fissi e rassicuranti, Nina è una ragazzina timida e insicura in cerca della propria identità, che si rifugia in un mondo di personaggi immaginari, fantasticando di storie e vite di altri. Andrea e Nina sono zio e nipote ma non si vedono mai a causa di antiche incomprensioni familiari.
Una mattina sarà una lieve incrinatura sulla parete del soggiorno, una crepa che sembra nulla, che Oreste sentirà come un presagio di incombente catastrofe, a turbarlo. Di lì a poco un evento inatteso e drammatico lo metterà di fronte a una responsabilità, ribaltando ogni sua certezza. Andrea causerà, senza volerlo, la morte di una giovane donna rom.
Lo stesso giorno Nina, la nipote, dovrà affrontare una circostanza dolorosa che segnerà il suo ingresso nel mondo degli adulti.
Entrambi, da soli e insieme, dovranno affrontare la paura ed entrambi si troveranno coinvolti insieme in un viaggio in un mondo lontano e diverso, quello della cultura rom. Un viaggio nel mistero della vita e della morte dal quale nasceranno trasformazioni sorprendenti e perfezionamenti impensabili.
Entrambi ricuciranno i fili spezzati di una famiglia devastata dai rancori, la loro.

In quale modo sei legata alla vita dei Rom. E, soprattutto, devi esserti documentata parecchio per poter descrivere così elegantemente l’intera storia.

La cultura rom mi ha sempre affascinata da quando ero bambina. Ho subito il fascino del mistero che avvolgeva quel popolo e mi sono sempre chiesta perché tutti li temessero e li disprezzassero tanto. Poi ho cominciato negli anni a leggere tutti i libri scritti su di loro. E poi li ho conosciuti personalmente.
Quando lessi il libro di Pino Petruzzelli “Non chiamarmi zingaro?, edito da Chiarelettere, rimasi molto colpita, in particolare da quello che scriveva a pagina 11.
“A volte non ci rendiamo conto di come sia facile incontrare qualcuno. Soprattutto se lo si vuole. Dopo più di cinque anni trascorsi incontrando rom e sinti, ho capito che forse mi sarebbe bastato semplicemente bussare alla porta di una qualunque roulotte di un qualunque campo nomadi. Certamente qualcuno mi avrebbe aperto e accolto, magari offrendomi un bicchiere di raki, slivovica o grappa.?
Ecco come certi libri possono cambiare le cose. Avevo letto molti sulla storia dei rom e dei sinti, libri, racconti, saggi di tutti i tipi. Ma non potevo dire di conoscerli. Il libro di Pino Petruzzelli, come spesso succede, mi diede una spinta.
Quella mattina uscii di casa e mi diressi in un campo, entrai e feci come mi aveva suggerito lui, senza saperlo. Non volevo mediatori, non volevo chiedere a nessuno di accompagnarmi. Bussai alla prima roulotte che vidi. Dopo un’ora ero seduta a una tavola bandita come fosse Natale, invece eravamo di giugno e c’erano trenta gradi. Da allora entrai e bussai in altri campi. Conobbi molte persone, in Italia e in Romania. E i Rom mi fecero il più prezioso dei regali. La loro accoglienza e la loro amicizia. A me. A una semplice gagi.

Sei arrivata al tuo quarto romanzo. Com’è stato il tuo cammino letterario?

I primi due, usciti con Aliberti, sono stati quelli che mi hanno dato il coraggio di mettermi in gioco, ma sono stati importanti per trovare una strada che credo di aver trovato con gli ultimi due romanzi, con Smettila di camminarmi addosso e con Il cuore innanzitutto. Entrambi cercano di indagare due temi importanti, Smettila di camminarmi addosso quello sulla violenza sulle donne e Il cuore innanzitutto quello del pregiudizio e del razzismo. Mi interessa raccontare il nostro tempo e dare voce a chi non riesce ad averne abbastanza.

Oltre a scrittrice, chi è Claudia?

Una persona come tante.
Vivo da poco in campagna, con il mio compagno e con due gatti. Ho scoperto che mi piace infilare le mani nella terra e lavorarla. Sono una persona che legge molto e cerca di guardare buon cinema. Mi piacciono le persone e le loro storie, senza gli altri non sarei nulla. Sono gli altri a darmi molto coraggio. Ma talora ho bisogno di isolarmi un po’, in compagnia dei miei libri e della scrittura, per ricaricarmi.

Hai pubblicato con una notevole casa editrice. Secondo te quali sono gli attributi per raggiungere un traguardo così “vincente? pubblicando, appunto, con un validissimo editore?

Sono arrivata a Guanda dopo una piccola casa editrice, Aliberti, che ha creduto in me e ha pubblicato i primi romanzi permettendomi di crescere, andando avanti ma con calma e con i tempi giusti. Se si vuole fare gli scrittori si deve imparare ad accettare le frustrazioni e a sopportare dei no. Altrimenti meglio dedicarsi ad altro.
Per la pubblicazione consiglio sempre di rivolgersi ad Agenzie letterarie serie. Il mondo editoriale è complesso, specie se non lo si conosce. Un agente letterario può essere un buon consigliere. Io ho fatto così.

In questo periodo si parla molto, specialmente nelle nostre interviste, di editoria digitale, ovvero di pubblicazione su Ebook. Cosa ne pensi di questa nuova frontiera editoriale?

Credo sia il futuro che avanza, anche se per ora lentamente. Non credo che scomparirà il libro del tutto e a breve, questo no, ma penso sia normale che certi mestieri si trasformino, è la storia del progresso e del mondo, non la possiamo fermare.

Avrai sicuramente pronto un nuovo romanzo?

No, non è pronto, ci sto lavorando e ancora non so se mi sento di dire molto. Posso solo dire che è un’altra storia corale, e che tocca un tema delicato, quello della malattia. Ma ne parlerò quando mi sentirò più sicura.

Un consiglio che vuoi lasciare a tutti gli esordienti?

Quello che consiglio a chi si sente pronto per pubblicare, è quello di non perdersi d’animo e, anche se non sempre si ottengono i risultati sperati, la scrittura deve rimanere al primo posto per chi la sente come una necessità.
Dopo la lettura, ovviamente.

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Articolo pubblicato in: INTERVISTE

About the Author: Maurizio Asquini è nato e vive a Novara. Con il romanzo “Io non rispondo? nel 2007 riceve una Menzione d’onore al premio “InediTo-Premio Colline di Torino?. Nel 2008 con il romanzo “Dio Ingannatore? vince il premio “Alabarda D’Oro?. Nel 2010 vince i premi “Garcia Lorca? e il “Trofeo Penna D’Autore?. Giungerà, inoltre, tra i primi quattro classificati ad un premio Europeo e riceverà una Segnalazione di Merito al premio “Città di Moncalieri? con un totale di otto riconoscimenti allo stesso romanzo. Nel 2013 pubblica il suo secondo romanzo “Io non rispondo?. Con i racconti ha ricevuto numerosi riconoscimenti giungendo primo classificato ai premi “La seriola?, “Napoli Cultura Classic?, “Adriano Zugnino? e il “Priamar? di Savona. È giunto III classificato al premio per la narrativa a tema “Cesare Pavese? e recentemente è giunto II classificato al premio internazionale “Città di Aosta?. visitate il suo blog www.maurizioasquini.com

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