Torino Libri http://www.torinolibri.it Wed, 16 Oct 2013 07:04:17 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.5.1 Storie di rom, di sentimenti e umanità: il nuovo romanzo di Claudia Priano http://www.torinolibri.it/2013/10/storie-di-rom-di-sentimenti-e-umanita-il-nuovo-romanzo-di-claudia-priano/ http://www.torinolibri.it/2013/10/storie-di-rom-di-sentimenti-e-umanita-il-nuovo-romanzo-di-claudia-priano/#comments Wed, 16 Oct 2013 07:04:17 +0000 Maurizio Asquini http://www.torinolibri.it/?p=951 Claudia Priano(1)L’autrice genovese presenta il suo ultimo romanzo “Il cuore innanzitutto” edito da Guanda, con una storia che ci porta a conoscere la vita dei Rom in un viaggio attraverso un’avventurosa Romania.

Che cosa ci racconti del tuo nuovo libro che detto così, può apparire non un romanzo bensì un saggio sulla vita dei Rom. Invece si tratta di una storia nata da un tragico evento e poi dissolta in un lungo viaggio attraverso una Romania carica di disagi e di difficoltà.

Il romanzo è diviso in tre parti: “Gli eventi inattesi”, “Paura” e “Viaggio” e racconta proprio di queste tre cose e del pregiudizio che ci portiamo dietro.
La storia è a due voci, quella di Andrea e quella di Nina. Il primo è un anziano farmacista le cui giornate sono scandite da riti, appuntamenti fissi e rassicuranti, Nina è una ragazzina timida e insicura in cerca della propria identità, che si rifugia in un mondo di personaggi immaginari, fantasticando di storie e vite di altri. Andrea e Nina sono zio e nipote ma non si vedono mai a causa di antiche incomprensioni familiari.
Una mattina sarà una lieve incrinatura sulla parete del soggiorno, una crepa che sembra nulla, che Oreste sentirà come un presagio di incombente catastrofe, a turbarlo. Di lì a poco un evento inatteso e drammatico lo metterà di fronte a una responsabilità, ribaltando ogni sua certezza. Andrea causerà, senza volerlo, la morte di una giovane donna rom.
Lo stesso giorno Nina, la nipote, dovrà affrontare una circostanza dolorosa che segnerà il suo ingresso nel mondo degli adulti.
Entrambi, da soli e insieme, dovranno affrontare la paura ed entrambi si troveranno coinvolti insieme in un viaggio in un mondo lontano e diverso, quello della cultura rom. Un viaggio nel mistero della vita e della morte dal quale nasceranno trasformazioni sorprendenti e perfezionamenti impensabili.
Entrambi ricuciranno i fili spezzati di una famiglia devastata dai rancori, la loro.

In quale modo sei legata alla vita dei Rom. E, soprattutto, devi esserti documentata parecchio per poter descrivere così elegantemente l’intera storia.

La cultura rom mi ha sempre affascinata da quando ero bambina. Ho subito il fascino del mistero che avvolgeva quel popolo e mi sono sempre chiesta perché tutti li temessero e li disprezzassero tanto. Poi ho cominciato negli anni a leggere tutti i libri scritti su di loro. E poi li ho conosciuti personalmente.
Quando lessi il libro di Pino Petruzzelli “Non chiamarmi zingaro”, edito da Chiarelettere, rimasi molto colpita, in particolare da quello che scriveva a pagina 11.
“A volte non ci rendiamo conto di come sia facile incontrare qualcuno. Soprattutto se lo si vuole. Dopo più di cinque anni trascorsi incontrando rom e sinti, ho capito che forse mi sarebbe bastato semplicemente bussare alla porta di una qualunque roulotte di un qualunque campo nomadi. Certamente qualcuno mi avrebbe aperto e accolto, magari offrendomi un bicchiere di raki, slivovica o grappa.”
Ecco come certi libri possono cambiare le cose. Avevo letto molti sulla storia dei rom e dei sinti, libri, racconti, saggi di tutti i tipi. Ma non potevo dire di conoscerli. Il libro di Pino Petruzzelli, come spesso succede, mi diede una spinta.
Quella mattina uscii di casa e mi diressi in un campo, entrai e feci come mi aveva suggerito lui, senza saperlo. Non volevo mediatori, non volevo chiedere a nessuno di accompagnarmi. Bussai alla prima roulotte che vidi. Dopo un’ora ero seduta a una tavola bandita come fosse Natale, invece eravamo di giugno e c’erano trenta gradi. Da allora entrai e bussai in altri campi. Conobbi molte persone, in Italia e in Romania. E i Rom mi fecero il più prezioso dei regali. La loro accoglienza e la loro amicizia. A me. A una semplice gagi.

Sei arrivata al tuo quarto romanzo. Com’è stato il tuo cammino letterario?

I primi due, usciti con Aliberti, sono stati quelli che mi hanno dato il coraggio di mettermi in gioco, ma sono stati importanti per trovare una strada che credo di aver trovato con gli ultimi due romanzi, con Smettila di camminarmi addosso e con Il cuore innanzitutto. Entrambi cercano di indagare due temi importanti, Smettila di camminarmi addosso quello sulla violenza sulle donne e Il cuore innanzitutto quello del pregiudizio e del razzismo. Mi interessa raccontare il nostro tempo e dare voce a chi non riesce ad averne abbastanza.

Oltre a scrittrice, chi è Claudia?

Una persona come tante.
Vivo da poco in campagna, con il mio compagno e con due gatti. Ho scoperto che mi piace infilare le mani nella terra e lavorarla. Sono una persona che legge molto e cerca di guardare buon cinema. Mi piacciono le persone e le loro storie, senza gli altri non sarei nulla. Sono gli altri a darmi molto coraggio. Ma talora ho bisogno di isolarmi un po’, in compagnia dei miei libri e della scrittura, per ricaricarmi.

Hai pubblicato con una notevole casa editrice. Secondo te quali sono gli attributi per raggiungere un traguardo così “vincente” pubblicando, appunto, con un validissimo editore?

Sono arrivata a Guanda dopo una piccola casa editrice, Aliberti, che ha creduto in me e ha pubblicato i primi romanzi permettendomi di crescere, andando avanti ma con calma e con i tempi giusti. Se si vuole fare gli scrittori si deve imparare ad accettare le frustrazioni e a sopportare dei no. Altrimenti meglio dedicarsi ad altro.
Per la pubblicazione consiglio sempre di rivolgersi ad Agenzie letterarie serie. Il mondo editoriale è complesso, specie se non lo si conosce. Un agente letterario può essere un buon consigliere. Io ho fatto così.

In questo periodo si parla molto, specialmente nelle nostre interviste, di editoria digitale, ovvero di pubblicazione su Ebook. Cosa ne pensi di questa nuova frontiera editoriale?

Credo sia il futuro che avanza, anche se per ora lentamente. Non credo che scomparirà il libro del tutto e a breve, questo no, ma penso sia normale che certi mestieri si trasformino, è la storia del progresso e del mondo, non la possiamo fermare.

Avrai sicuramente pronto un nuovo romanzo?

No, non è pronto, ci sto lavorando e ancora non so se mi sento di dire molto. Posso solo dire che è un’altra storia corale, e che tocca un tema delicato, quello della malattia. Ma ne parlerò quando mi sentirò più sicura.

Un consiglio che vuoi lasciare a tutti gli esordienti?

Quello che consiglio a chi si sente pronto per pubblicare, è quello di non perdersi d’animo e, anche se non sempre si ottengono i risultati sperati, la scrittura deve rimanere al primo posto per chi la sente come una necessità.
Dopo la lettura, ovviamente.

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Spazio esordienti – Una storia senza tempo http://www.torinolibri.it/2013/10/spazio-esordienti-una-storia-senza-tempo/ http://www.torinolibri.it/2013/10/spazio-esordienti-una-storia-senza-tempo/#comments Mon, 07 Oct 2013 10:51:56 +0000 Maurizio Asquini http://www.torinolibri.it/?p=946 Raffaele OlivieriNOBILISSIMA VISIONE il nuovo romanzo di Raffaele Olivieri, autore cuneese, bresciano di adozione che ci racconta una storia tra il fantastico e il mistico. Una lettura talmente sciolta che ci conduce in un sogno attraverso un’epoca futura dove non esiste il tempo.

Che cosa ci puoi dire di questo romanzo, che incanta, con una storia dove un uomo che ha perduto il suo passato, si ritrova su di un’isola: un romanzo che merita assolutamente di essere letto?

E’ un romanzo scritto in ben due anni, lentissimamente. E’ la mia seconda pubblicazione con l’editore Della Vigna. Coincidenze, strane analogie, corrispondenze segrete compaiono nel discorso narrativo in un continuo parallelismo tra la vita e il discorso musicale. Tema centrale del romanzo è la musica, il linguaggio espressivo-comunicativo per eccellenza: la musica trasforma il dolore in materia aurea, rallegra, ringiovanisce il vecchio liutaio fino a guarirlo dal suo cinismo. Caratteraccio cupo e misantropo, costui vive in un’isola sopravvissuta alla grande inondazione del 2025 che ha sommerso i continenti. Si è ritirato in un’antica pieve trasformata in laboratorio di liuteria insieme a un gatto. Un giorno è colto da un’idea folle: decide di rapire una giovane leggendaria violinista (incarnazione stessa della musica) dopo averla scritturata per un concerto. Per certi aspetti la musica è la vita stessa che il vecchio cerca di trattenere a sé, è il tempo che inevitabilmente si assottiglia in attesa della morte. Il romanzo è pieno di riflessioni filosofiche sul bene e sul male, l’amore, la libertà e la prigionia, l’arte e la bellezza, la musica e la storia, la società contemporanea. Spero che le frequenti le incursioni nel terreno specificamente musicale (riferimenti a brani noti e meno noti della tradizione europea, analisi e significato di alcuni elementi della sintassi musicale) non risultino troppo pesanti per il lettore, che però può seguire unicamente la vicenda narrata. I personaggi del racconto sono privi di nome: evidente è la loro natura simbolica, dietro cui traspare la spersonalizzazione e il disadattamento dell’uomo contemporaneo. Proprio quest’ultimo è stato un altro dei temi ispiratori, una critica feroce e puntuale della (cosiddetta) civiltà della globalizzazione.

Un futuro prossimo venturo dopo un cataclisma che ha sconvolto il pianeta. In quale epoca si svolgerebbe l’intera storia?

Siamo nel 2030, cinque anni dopo un cataclisma, in un’isola pietrosa che si staglia in un Mediterraneo quasi onirico: tempo fuori dal tempo e luogo senza collocazione geografica.

Che cosa ti ha portato a scrivere un romanzo così unico nel suo genere e da dove sono nate le idee?

Coltivavo da tempo l’idea di scrivere un romanzo breve sulla scia de “Il postino di Neruda”, un qualcosa di minimalista con soli due personaggi e un’isola. Poi, dopo aver letto “Stabat mater” di Tiziano Scarpa mi è nata dentro una sfida: ”Voglio scrivere un romanzo sulla musica più bello del suo” mi sono detto. Non so se ci sono riuscito, ma sono contento del risultato.

Quel che mi ha colpito nella tua scrittura è la qualità dello stile, dove non s’interrompe minimamente il rapporto di lettura. Quali sono le doti di questo attributo artistico?

Vengo dalla musica e dalla poesia. La precisione stilistica e la sonorità della parola sono quindi per me essenziali quasi più della trama. Come dicevo, sono un musicista da sempre. Pianista jazz e compositore. Il titolo di questo romanzo è tratto non a caso dall’omonima composizione sinfonica di Paul Hindemith.

La tua carriera cresce velocemente e pubblichi ben quattro romanzi. Ci dici qualcosa delle tue precedenti pubblicazioni?

“Ombre a Venezia”, pubblicato da Della Vigna, è una storia d’amore e di fantasmi ambientata in una Venezia di fine ’800, è forse il romanzo che ho scritto con maggior foga.
“Delitto con dipinto” è un giallo dell’arte, una vicenda all’italiana ambientata in una S.Benedetto del Tronto nel 1959.
Qualche anno più tardi scrissi “Una strana indifferenza”, romanzo gotico-psicologico ambientato in un castello francese nel 1912; vinse il Premio Morselli, i cui organizzatori lo fecero pubblicare.

Che cos’è che ti penalizza e che non riesce a dar sviluppo alle tue opere, a farti sentire nel mondo dell’editoria. (parlo del confronto su come viene ascoltata l’editoria minore a confronto delle grandi case)

Un tempo pensavo che l’editoria minore fosse la “gavetta” per poter ascendere a quella maggiore. Poi ho capito che le cose non stanno affatto così. Ciò che mi impedisce di accedere all’editoria maggiore è l’assenza di contatti influenti nell’editoria stessa, nel giornalismo delle grandi testate, nella politica.

Credi che la qualità dell’editoria minore possa confrontarsi con le pubblicazioni delle grandi case editrici?

In certi casi non riesce a competere in qualità, in altri le eguaglia, in altri ancora le supera.

Per quale motivo solo una delle tue opere è disponibile nella versione E-book? Che cosa ne pensi di questa nuova frontiera editoriale?

E’ una scelta che dipende esclusivamente dall’editore. Ritengo che il vero appassionato di letteratura preferisca sempre il contatto fisico con la carta (esattamente come i rapporti reali con le persone sono preferibili a quelli virtuali), ma ritengo tuttavia che nell’attuale crisi della lettura sia opportuno servirsi di tutti i mezzi che le tecnologie mettono a disposizione.

Il tuo prossimo romanzo?

Si intitola “L’ospite” ed è ambientato in un’antica villa nel Parmense sommersa nella neve.

Che consiglio vorresti lasciare a tutti gli esordienti?

Innanzitutto quello di non farsi tentare dalle pubblicazioni a pagamento, la più vigliacca delle strumentalizzazioni dell’ingenuità. Poi di leggere, leggere e ancora leggere. Poi di scrivere, scrivere, scrivere. Infine di correggere, correggere, correggere.

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Intervista – Maurizio Asquini presenta il nuovo romanzo, Cervelli bruciati http://www.torinolibri.it/2013/07/intervista-maurizio-asquini-presenta-il-nuovo-romanzo-cervelli-bruciati/ http://www.torinolibri.it/2013/07/intervista-maurizio-asquini-presenta-il-nuovo-romanzo-cervelli-bruciati/#comments Sat, 20 Jul 2013 15:55:40 +0000 Redazione http://www.torinolibri.it/?p=935 Cervelli bruciatiUn romanzo grottesco? Una storia incredibile? Molto di più e con avventure tutte da raccontare. Dopo l’emozionante e pluripremiato Dio ingannatore e il successivo Io non rispondo, l’autore novarese torna al pubblico con un nuovo romanzo dove non mancano le emozioni raccontate da personaggi singolari e grotteschi.

Cosa ci puoi dire di questo nuovo romanzo?

Cervelli bruciati è l’unione di due storie di quattro personaggi che raccontano la loro vita con un linguaggio originale legato al loro stile di vita. La prima parte vede come protagonista Nadir, tossico squattrinato aspirante Punkabbestia che dopo essere stato licenziato dopo soli quattro giorni da un villaggio di Sharm, tornerà in Italia e farà conoscenza con Ettore: un vecchio smemorato fuggito dall’ospedale psichiatrico. Il vecchio, un tempo, è stato Federale del Partito Fascista ed è convinto di vivere ancora in quell’epoca. La seconda parte del romanzo, invece, vede come protagonista Angelo: un bamboccione reso incapace dalla sua mamma che lo ha cresciuto con eccessiva protezione. Rimasto solo e senza una casa, farà conoscenza con Zorro: un chitarrista rimasto cieco a causa di una rapina fallita. Zorro convincerà Angelo a realizzare il suo sogno: una rapina che porrà fine alle loro ristrettezze. In alcuni punti i quattro protagonisti s’incontreranno legando così l’intero romanzo. Ho cercato un tocco di originalità all’intera storia, cosa che manca in queste nuove generazioni di autori.

Paliamo del protagonista principale, Nadir, un tossico che segue l’ambizione di diventare un punkabbestia. Com’è nata l’idea di un protagonista così assurdo, che parla, appunto, con un linguaggio spesso convulso e privo di sensi.

Nadir ci racconta la sua infanzia, in quanto abbandonato a poche ore dalla nascita da una madre hippie e in seguito cresciuto in un collegio, per poi finire a vivere in un centro giovanile. L’intera storia viene narrata appunto da questo protagonista bizzarro che ci racconta la sua vita attraverso gli occhi di uno sbandato con un linguaggio sciatto e noncurante. I fatti della sua nascita fino agli eventi che chiuderanno la storia, vengono narrati con un’eccessiva ironia tanto che il lettore conoscerà la sua vita vista, appunto, da un’ottica ben diversa da quella reale.

L’altro protagonista, il vecchio ex federale fascista, un vecchio che ricorda il criminale nazista di “Dio ingannatore”: un vecchio malvagio che alla fine si rivela un buon samaritano.

Bisogna dire che l’ex criminale nazista del primo romanzo era un uomo cinico e legato ancora ai suoi ideali politici, un vecchio consapevole che, alla fine, ottiene ciò che desiderava. In Cervelli bruciati il vecchio, Ettore Borgini, è un povero malato che fugge dall’ospedale psichiatrico. I traumi subiti alla testa e causati dai partigiani gli hanno squilibrato la mente e lui crede ancora di vivere durante il ventennio fascista e quindi un personaggio talvolta ridicolo e grottesco che alla fine riesce a compiere una missione ordinatagli da Mussolini prima della sua cattura.

La seconda parte troviamo altri due “elementi” sbandati come i precedenti, ma sempre legati ad una storia in comune.

Angelo Bombelli è un incapace reso così dalla sua mamma che lo ha cresciuto come un’idiota. L’amico, Zorro, un italo-svizzero reso cieco a causa di una rapina fallita è un personaggio completamente irrazionale e sprovveduto. I due insieme, hanno due caratteri completamente diversi tra loro, ma saranno legati da una simbiosi che li condurrà verso un finale a sorpresa.

Lo stile ricorda quello di Ammaniti: grottesco, spesso violento ma con personaggi molto singolari. Chi sono stati i tuoi maestri da cui hai preso la loro impronta?

Appunto Ammaniti, ma quello dei capolavori come “Ti prendo e ti porto via” o “Io non ho paura”. Ho sempre adorato il suo stile legato tra il drammatico e il sentimentale. Un altro dei miei maestri è Vassalli, ma devo ammettere che confrontarmi con questi maestri mi fa sentire molto piccolo e credo che non riuscirò mai ad esprimermi letteralmente come hanno fatto questi due grandi autori.

Nel tuo romanzo si leggono tante volgarità o eccessi di linguaggio. Credi che possano penalizzare il tuo romanzo?

Credo proprio di no, perché il linguaggio e quello adottato dai giovani, con parole spesso volgari o in gergo. E poi degli sbandati che frequentano centri giovanili, mense dei poveri, Caritas e dormitori pubblici di certo non troveranno mai un’educazione adottata nelle sane famiglie. Infatti, prima di dormire, Zorro farà sempre una battuta volgare diretta agli ospiti del dormitorio, mentre l’amico Angelo, ingenuo com’è, li rimprovererà consigliandogli di “farsi lavare la bocca col sapone”. Diciamo che il romanzo attira il pubblico giovanile come la pizza fuori dalle scuole!

Com’è sei stato accolto da questa nuova casa editrice, il gruppo Montecovello?

Sono stato indirizzato da una loro editor e che a sorpresa la casa mi ha inviato immediatamente il contratto di cui ho addirittura una buona percentuale sulle vendite. Il prezzo di sole 9,90€ mentre l’ebook è in vendita a sole 1,99€; garantiscono al romanzo un valido prospetto editoriale. La casa editrice ha investito parecchio sul romanzo garantendomi, inoltre, un’ottima distribuzione editoriale.

Prossimo romanzo?

Ho deciso di non fare più alcuna previsione: vada come vada!

Il blog dell’autore: www.mauriziosquini.com

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Casi di sana giustizia, intervista a Salvatore Giammarino http://www.torinolibri.it/2013/07/casi-di-sana-giustizia-intervista-a-salvatore-giammarino/ http://www.torinolibri.it/2013/07/casi-di-sana-giustizia-intervista-a-salvatore-giammarino/#comments Tue, 16 Jul 2013 18:52:17 +0000 Maurizio Asquini http://www.torinolibri.it/?p=931 Salvatore Giammarino

Nel libro Casi di sana giustizia (ovvero, dopo due perizie grafologiche d’ufficio sbagliate, alla fine, solo con la terza…)”, l’aut
ore aronese Salvatore Giammarino ha esposto alcuni casi giudiziari, sia in ambito civile sia penale, in cui, grazie alla sua esperienza di grafologo ma soprattutto a un lavoro serio e meticoloso, è riuscito a rinvenire prove che hanno permesso di ribaltare sentenze di procedimenti che apparivano segnate sin dagli inizi.

Il libro si presenta curioso per certi aspetti e molto interessante per altri: si legge, infatti, come un giallo,ma con la differenza che i casi esposti sono del tutto veri, senza alcuna indulgenza alla fantasia o al caso.
Pur non privo di aspetti tecnici, il libro è fruibile da chiunque ed apre una finestra sul mondo della Giustizia. In questo credo che consista il suo pregio maggiore.
Molto interessanti alcune piccole recensioni riportate sul retro della copertina, fatte da persone che il libro l’hanno letto. In particolare appare significativa quella di un legale che scrive: “il libro è utile al professionista per il suo contenuto tecnico, all’uomo per la narrazione avvincente e profondamente umana delle vicende”.
Docente di lettere e perito grafologo, Giammarino ha seguito dal ’90 al ’95 un corso di studi al termine del quale ha conseguito il diploma di Grafodiagnostico con le specializzazioni in Perizia calligrafa, Grafologia attitudinale e Grafologia a indirizzo peritale. Dal ’95 esercita la professione di Consulente Peritale in ambito provato e giudiziario.

Ci potrebbe descrivere un fatto particolarmente legato alla sua professione di perito?

Ce ne sono diversi. Ne cito uno abbastanza recente. Durante un’udienza penale sono riuscito a dimostrare, con l’ausilio del proiettore, che la firma in calce ad un documento non era stata apposta dalla persona incriminata, ma da un’altra, indicando anche chi questa fosse. C’era già stata una perizia del P.M. che aveva escluso che quella firma potesse appartenere a chi realmente l’aveva vergata.
Durante le proiezioni ad un certo punto ho compreso che il perito nominato dal PM aveva capito di avere sbagliato, ma non ha avuto il “coraggio” di ammetterlo solo per orgoglio e per evitare di fare una “brutta figura” di fronte al magistrato. Così facendo, però, ha fatto in modo che l’imputato corresse il serio rischio di essere condannato ingiustamente.

Sono frequenti questi casi legati a falsificazioni o a truffe?

Sono notevolmente aumentati negli ultimi tempi; tuttavia continua a sorprendermi la cattiveria che spesso si riscontra tra la persone e che ai tempi in cui ero docente neppure immaginavo che potessero essere così frequenti e così gravi.

La grafologia e le sue specializzazioni sono riconosciute come sapere scientifico dallo stato italiano?

La grafologia è una scienza, come lo è la psicologia, la psichiatria, ecc. ma non è scienza esatta; le variabili sono troppe perché lo possa essere. Solo da qualche tempo sta ricevendo riconoscimenti più ampi, ma purtroppo la preparazione che i grafologi ricevono è spesso scadente: le scuole sono tutte private e poche sono serie. D’altronde, se così non fosse, non ci sarebbero stati e non continuerebbero a esserci così tanti errori, soprattutto nel campo peritale.

Si usa dire “L’erba del vicino è sempre più verde”. Negli altri stati come “funzionano” le perizie grafologiche?

Per quanto riguarda questa disciplina, l’erba del vicino non è per niente più verde. Si ricordi – tra tanti errori clamorosi – il famoso caso dei diari di Hitler. Diversi periti, tutti di fama mondiale, li avevano ritenuti autentici. Ne fu scoperta la falsità proprio in Italia attraverso l’analisi della carta (che aveva una patina in superficie sconosciuta ai tempi di Hitler) e dall’assenza in quella scrittura di indici di tremore per il morbo di Parkinson, di cui Hitler soffriva.

I casi descritti nel suo libro ricordano un triste momento legato alla nostra giustizia: il caso Tortora. Ricordiamo errori grossolani e quasi assurdi, dovuti a errate trascrizioni. Cosa ci può dire riguardo a questa “pericolosa” serie di errori compiuti dalla magistratura durante quegli anni di “mala giustizia”?

Intanto gli errori continuano ad esserci ed alcuni sono anche molto gravi. I protagonisti di due casi che espongo nel mio libro sarebbero stati ingiustamente condannanti per calunnia se alla fine la verità non fosse emersa. E in molti casi purtroppo non emerge. Le ragioni sono molteplici: la scarsa capacità del magistrato di capire se e quando un teste mente, la frettolosa lettura degli atti, la sottrazione di un documento, una perizia sbagliata, il disinteresse di qualche avvocato, un errore di procedura, la mole di lavoro che un magistrato deve smaltire, ecc. Le variabili in alcuni casi possono essere davvero tante.

Come lo vede lei il futuro della magistratura e della giustizia del nostro paese?

Non vedo nulla di positivo, ad eccezione di una velocizzazione dei processi. Ritengo che la Giustizia abbia bisogno di riforme profonde, ma ritengo pure che non ci sia alcun gruppo politico che abbia la reale volontà e le capacità di farle. Vorrei sbagliarmi, ma penso che la maggiore velocità andrà a scapito della qualità; il che per me è ancora peggio.

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Io non rispondo, il nuovo romanzo di Maurizio Asquini. Intervista all’autore. http://www.torinolibri.it/2013/05/io-non-rispondo-il-nuovo-romanzo-di-maurizio-asquini-intervista-allautore/ http://www.torinolibri.it/2013/05/io-non-rispondo-il-nuovo-romanzo-di-maurizio-asquini-intervista-allautore/#comments Tue, 07 May 2013 07:04:01 +0000 Redazione http://www.torinolibri.it/?p=922 copertina Asquini

Dopo l’emozionante e pluripremiato Dio ingannatore, l’autore novarese ritorna a stupirci con una nuova avventura narrata direttamente da un protagonista che descrive alcuni eventi memorabili della propria vita, accompagnati da situazioni drammatiche che verranno accettate con fatalismo e con una sorta di cinica ironia. Una lettura piacevole con un romanzo da leggere tutto d’un fiato.

Asquini ci racconta una storia, come nel precedente romanzo, che commuove, diverte e incuriosisce fino alla fine, con una narrazione diretta e un personaggio singolare, semplice e un po’ ingenuo che alla fine, a sua insaputa sarà addirittura coinvolto in un intrigo internazionale.
Un romanzo segnalato nel 2007 ad un prestigioso premio letterario, L’InediTO-Premio colline di Torino (allora Il Camaleonte – Città di Chieri) e quindi con una marcia in più che distingue il romanzo per le sue capacità degne da una scrittura nata da questo nuovo talento letterario.

Cosa ci puoi dire di questo nuovo romanzo?

Lo stile è sempre come quello precedente. Si tratta di un racconto lungo, che di questi tempi è la tendenza del mercato editoriale, dove il protagonista racconta la sua storia in maniera ingenua attraverso gli occhi di un ragazzo, come ho sempre definito i miei protagonisti, “perdente”, dove la vita lo ha spesso tradito e ogni sogno s’infrange a causa della propria ingenuità e inettitudine.
Si parla principalmente di questo simpatico protagonista e della sua famiglia, ma in particolar modo la figura predominante è il padre: avaro fino al limite dell’immaginazione.
Il protagonista racconta di alcuni eventi memorabili della propria vita, accompagnati da situazioni tragiche che verranno accettate con fatalismo e con una sorta di cinica ironia, ma che lui ingenuamente supererà, anche se la sua vita ad un tratto migliorerà.
L’avvenimento che cambia la monotonia delle giornate arriva dal cielo: un colonnello rumeno, fuggito con un jet militare alla caduta del regime di Ceausescu, si paracaduta nel suo giardino e prende il protagonista in ostaggio.

Alla fine il protagonista dà l’impressione di prendersi gioco del lettore, facendo capire che lui è sempre stato uno sconfitto, un tontolone o un ingenuo. Ma va bene così: “Io sono duro di comprendonio”. Cosa ci posso fare? Allora “Io non rispondo”

Il precedente romanzo, Dio ingannatore, ti ha fatto conseguire numerosi riconoscimenti letterari, alcuni persino di un certo prestigio. Io non rispondo credi che avrà le stesse prospettive?

Dubito che le capacità di questo nuovo romanzo siano pari a Dio ingannatore per il semplice fatto che il precedente trattava un tema toccante con una storia molto originale. Io non rispondo è un romanzo maggiormente “leggero”, che diverte il lettore con una scrittura semplice narrata attraverso gli occhi di un protagonista sciatto e incurante. Il premio che ha ricevuto, sicuramente garantisce le sue qualità, ma dubito che mi potrà dare, in fatto di premi, le soddisfazioni di Dio ingannatore (ben otto riconoscimenti), ma alla fine sono sempre le giurie dei premi a decidere…

Hai spesso dichiarato che la tua idea era quella di scrivere sceneggiature e per un puro caso sei rimasto coinvolto in un premio, l’Alabarda d’oro, che ti ha fatto uscire vincitore assoluto. Dopo questi anni di esperienze letterarie com’è cambiata la tua vita?

Ho sempre creduto che per scrivere bisognava possedere un bagaglio di cultura e una conoscenza della lingua oltre ogni limite, ma alla fine mi sono reso conto che bastano poche idee e una bella storia da raccontare, tenendo sempre presente che “dall’altra parte del libro” c’è sempre un lettore che ti ascolta, e questo va corteggiato cercando di accompagnarlo in una lettura che lo coinvolga, che lo mantenga attento fino alla fine, per poi lasciargli un bel ricordo su ciò che ha letto.
In questi ultimi anni ho dovuto fare molta pratica e innanzitutto leggere moltissimo, appunto per confrontarmi con altri autori e imparando così stili e rapporti con i lettori.
La mia vita è pressoché rimasta immutata: tanti bei viaggi, tante strette di mano, tanti trofei, tante promesse e proposte, ma nulla che possa aver cambiato radicalmente la mia esistenza.

Con il secondo romanzo i problemi sono minori di quando si esordisce nel mondo dell’editoria. Quali sono i vantaggi quando si pubblica un secondo romanzo?

La cosa principale è che non si ripetano i precedenti errori e quindi ho imparato a “muovermi” nel campo dell’editoria, ma il fattore principale di cui eviterò, sarà quello dei costi e della distribuzione, infatti il romanzo è stato pubblicato esclusivamente in formato Ebook e a un prezzo di sole 1,99€, evitando costi di stampa e di distribuzione e dando la possibilità ad ogni lettore di acquistare direttamente il romanzo da qualsiasi piattaforma di vendita.

Il tuo romanzo è stato pubblicato esclusivamente in formato digitale. Come pensi che sia il futuro di questa nuova tecnologia editoriale?

In verità l’importante è leggere con qualsiasi mezzo si usi. È la qualità del romanzo che non deve mai mancare e non è particolarmente importante il supporto utilizzato. Il libro digitale offre innumerevoli vantaggi sia al lettore che all’autore e si tratta di un sistema in netta crescita. I vantaggi sono notevoli: si eliminano i costi di stampa, ma soprattutto ci si può avvalere di una distribuzione accessibile e ampia, cosa che per i libri cartacei risulta impossibile. Il romanzo è in vendita a soli 1,99€, cosa impensabile invece con il formato tradizionale cartaceo che comporta una lunga filiera che parte dall’editore, alla stampa, distribuzione e libraio comportando così dei costi molto rivelanti. Con l’Ebook, invece, i costi sono molto limitati considerando il forte incremento che le piattaforme di vendita hanno ottenuto oltre il successo dei supporti di lettura. Il tutto porta a credere che il futuro dell’editoria sarà, un giorno, prevalentemente digitale.

E in mancanza del libro cosa offriresti direttamente ai partecipanti che vorrebbero una copia del romanzo?

In verità gli incontri non servono per vendere libri ma principalmente per farsi conoscere dal pubblico e presentare il proprio romanzo. Mi è capitato di partecipare a incontri di autori molto noti con un gran numero di partecipanti, ma i librai mi hanno sempre garantito che in quelle occasioni le vendite spesso si limitano a una decina di copie vendute. Quel che dà maggiore rilevanza sono gli articoli giornalistici che seguono il romanzo.

Durante il tuo percorso di scrittore hai avuto modo di scrivere numerosi racconti che ti hanno portato a vincere altrettanti riconoscimenti, infatti, Maurizio possiede un gran “medagliere” per ciò che riguardano i premi. Ce ne parli, soffermandoti, magari su uno in particolare a cui sei particolarmente legato?

Oltre ad altri quattro romanzi nel cassetto, ho scritto un centinaio di racconti spesso brevissimi, molti di questi legati al tema della solidarietà, della sofferenza ma anche alla storia principalmente legata all’ultimo conflitto mondiale.
Come racconti rimane sempre il mio cavallo di battaglia che proprio quest’anno mi ha fatto vincere un premio a Napoli. S’intitola Senza mani ed è lungo poco più di due pagine e spesso è giunto tra i primi classificati ai premi che ho partecipato.
Narra la storia di un bambino che racconta la sua vita attraverso la pancia della sua mamma al terzo mese di gravidanza. Racconta dei battiti del cuore di mamma, del papà che gli fa i dispetti facendo vibrare tutto l’ambiente e suo fratellino che sogna di diventare portiere, che lo chiama da oltre quel muro, e che gli promette che una volta uscito giocheranno insieme a pallone. Poi, durante una visita il medico si accorge che il bambino è senza le braccia; e lui sentirà i battiti del cuore della mamma accelerare e a seguirsi i singhiozzi; si accorgerà che suo papà non lo saluta più; e nemmeno il fratellino lo chiamerà più da fuori… un finale mozzafiato!.

Prossimo romanzo?

Sorpresa… lo saprete a breve (Raga che storia!)

Il romanzo è stato pubblicato dalla Caputo edizioni ed è disponibile esclusivamente in versione E-book a sole 1,99€
Per ogni informazione sul blog dell’autore: www.maurizioasquini.com

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http://www.torinolibri.it/2013/05/io-non-rispondo-il-nuovo-romanzo-di-maurizio-asquini-intervista-allautore/feed/ 0
CON “ANTIGONE” TANTA VOGLIA DI TEATRO http://www.torinolibri.it/2013/04/con-antigone-tanta-voglia-di-teatro/ http://www.torinolibri.it/2013/04/con-antigone-tanta-voglia-di-teatro/#comments Sat, 20 Apr 2013 23:38:00 +0000 Maurizio Asquini http://www.torinolibri.it/?p=911 Si è svolto sabato 20 aprile al teatro Fra’ Dolcino di Campertogno lo spettacolo teatrale “Antigone” di Jean Anouilh interpretato dalla Compagnia Alice SAVOLDI di Grignasco. Gli attori Guido Tonetti e Alice Salvoldi, accompagnate dalle musiciste Debora Travaini e Elisa Francese, sotto la supervisione artistica dell’attore Daniele Conserva, hanno narrato la tragedia di Sofocle, scritta dal drammaturgo Jean Anouilh nel 1941 e pubblicata quando la capitale è occupata dall’esercito tedesco. È allo stesso tempo un’opera dalle molteplici interpretazioni possibili, politica, filosofica e psicologica. È anche un bell’esempio di riscrittura dell’antico mito greco, proposto nel V sec a.C. dal drammaturgo tragico Sofocle.

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Premio Strega: tutti i candidati http://www.torinolibri.it/2013/04/premio-strega-tutti-i-candidati/ http://www.torinolibri.it/2013/04/premio-strega-tutti-i-candidati/#comments Fri, 19 Apr 2013 10:01:30 +0000 Redazione http://www.torinolibri.it/?p=904 premio_strega

Diffusi i titoli che parteciperanno al Premio Strega 2013. Fuori dalla competizione, per fortuna nostra, il libro di Totò Cuffaro.

  • Apnea (Fandango) di Lorenzo Amurri, presentato da Clara Sereni e Sandro Veronesi
  • El especialista de Barcelona (Dalai editore) di Aldo Busi, presentato da Alessandro Barbero e Stefano Bartezzaghi
  • Romanzo irresistibile della mia vita vera (Marsilio) di Gaetano Cappelli, presentato da Gian Arturo Ferrari e Marina Valensise
  • Cate, io (Fazi) di Matteo Cellini, presentato da Filippo La Porta e Paola Mastrocola
  • Sofia si veste sempre di nero (minimum fax) di Paolo Cognetti resentato da Diego De Silva e Lorenzo Pavolini
  • Mandami tanta vita (Feltrinelli) di Paolo Di Paolo, presentato da Gad Lerner e Rosetta Loy
  • Il cielo è dei potenti (e/o) di Alessandra Fiori, presentato da Giovanna Botteri e Paolo Sorrentino
  • Atti mancati (Voland) di Matteo Marchesini, presentato da Massimo Onofri e Silvia Ronchey
  • Le colpe dei padri (Piemme) di Alessandro Perissinotto, presentato da Gianluigi Beccaria ed Eva Cantarella
  • Figli dello stesso padre (Longanesi) di Romana Petri, presentato da Alberto Asor Rosa e Salvatore S. Nigro
  • Resistere non serve a niente (Rizzoli) di Walter Siti, presentato da Alessandro Piperno e Domenico Starnone
  • Nessuno sa di noi (Giunti) di Simona Sparaco, presentato da Valeria Parrella e Aurelio Picca.
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Pulitzer 2013 per la narrativa ad Adam Johnson per Il Signore degli Orfani http://www.torinolibri.it/2013/04/pulitzer-2013-per-la-narrativa-ad-adam-johnson-per-il-signore-degli-orfani/ http://www.torinolibri.it/2013/04/pulitzer-2013-per-la-narrativa-ad-adam-johnson-per-il-signore-degli-orfani/#comments Tue, 16 Apr 2013 08:32:43 +0000 Redazione http://www.torinolibri.it/?p=896 Il_Signore_degli_OrfaniVince l’edizione 2013 del Premio Pulitzer per la narrativa Adam Johnson, autore de Il signore degli orfani. Lo scrittore americano, nato negli Stati Uniti nel 1967, racconta nel suo romanzo un interessante spaccato di vita nella Corea del Nord, una delle nazioni più misteriose del mondo contemporaneo. Il libro è pubblicato in Italia da Marsilio. Tutti gli altri premi sono visibili sul sito del Premio. Le categorie premiate sono 21. Ogni vincitore otterrà un riconoscimento di 10.000 dollari.

IL SIGNORE DEGLI ORFANI – TRAMA

Pak Jun Do è figlio di una madre scomparsa, una cantante rapita e portata a Pyongyang per allettare i potenti della capitale, e di un padre influente, direttore di un orfanotrofio. Crescendo, si fa notare per lealtà e coraggio, tanto da convincere lo Stato a offrirgli una carriera molto rapida. E per lui comincia un percorso senza ritorno attraverso le stanze segrete della dittatura più misteriosa del pianeta. “Umile cittadino della più grande nazione del mondo”, Jun Do diventa un rapitore professionista, costretto a destreggiarsi tra regole instabili e richieste sconcertanti da parte dei suoi superiori per sopravvivere. L’amore per Sun Moon, attrice leggendaria, lo porterà a prendere in mano la propria vita, con un sorprendente colpo di scena. Ambientato nella Corea del Nord dei nostri giorni, il libro di Adam Johnson descrive vita e accadimenti di un moderno Candido in un regime isolato e folle, un vero e proprio regno eremita in cui realtà e propaganda si sovrappongono fino a essere indistinguibili. Romanzo d’avventura, racconto di un’innocenza perduta e romantica storia d’amore, “Il signore degli orfani” è anche il ritratto di un mondo che fino a oggi ci è stato tenuto nascosto: una terra devastata dalla fame, dalla corruzione, da una crudeltà che colpisce a caso, dove esistono anche solidarietà, inaspettati squarci di bellezza, e amore.

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Giacomo Verri: il mio romanzo sui partigiani valsesiani http://www.torinolibri.it/2013/04/giacomo-verri-il-mio-romanzo-sui-partigiani-valsesiani/ http://www.torinolibri.it/2013/04/giacomo-verri-il-mio-romanzo-sui-partigiani-valsesiani/#comments Thu, 04 Apr 2013 08:51:00 +0000 Maurizio Asquini http://www.torinolibri.it/?p=891 Giacomo VerriÈ stato presentato al Centro Sociale di Borgosesia, Partigiano Inverno, il romanzo d’esordio di Giacomo Verri (nella foto mentre presenta il suo romanzo). Una storia legata ai tragici eventi della lotta partigiana svolta nei territori valsesiani.
L’autore, con gli interventi di Alberto Cavaglion ed Enrico Pagano, ci narra alcuni avvenimenti con estrema delicatezza attraverso i pensieri di ogni singolo protagonista. L’autore s’ispira ai grandi maestri scrittori sul genere, tra cui Calvino e Fenoglio, e fa apparire i protagonisti attraverso memorabili e tragici eventi che hanno lasciato un indelebile ricordo agli abitanti del territorio valsesiano, tra cui l’assalto partigiano di Varallo e il rastrellamento dei fascisti della Legione Tagliamento che costò la vita a dieci martiri. Il romanzo è giunto tra i finalisti alla XX edizione del prestigioso premio per la narrativa inedita “Calvino”.

Come ti presenti al pubblico? Chi è Giacomo Verri e cosa fai nella vita oltre allo scrittore?

Sono un papà, prima di tutto. Nella vita faccio l’insegnante di lettere alle scuole medie della mia città.

Qual è il motivo per cui sei legato alla storia, in particolar modo agli eventi dell’ultimo conflitto mondiale, tra cui le guerre partigiane con tutti i tragici epiloghi?

I motivi sono almeno due; affettivo il primo: la mia maestra delle elementari era Nadia Moscatelli, figlia del celebre comandante Cino (che è anche un personaggio del mio romanzo). E poi storico, il secondo: penso che la Resistenza sia un avvenimento aurorale, l’Avvenimento da cui principia la Storia della quale ancora oggi godiamo i frutti.

Essere finalista al Premio Calvino comporta sicuramente degli enormi vantaggi, come trovare maggiori interessi da parte delle case editrici, dai libri e dagli stessi lettori. Com’è iniziata la tua avventura di scrittore e com’è stato l’impatto sul pubblico?

Quello del Premio Calvino è un abbraccio caloroso e fraterno: non si può finire di ringraziare le persone speciali che lo animano. E’ vero: se non ci fosse stato il filtro di quel Premio, forse Partigiano Inverno sarebbe rimasto ad abitare i quattro cantoni del mio computer. A dirla tutta (pur sapendo che ciò che sto per scrivere potrà apparire ruffianeria; ma tant’è, risponde a verità), ancora prima della inaspettata telefonata da parte di Mario Marchetti, anima storica del Premio, ricevetti un interessamento per il manoscritto proprio da parte di Riccardo Trani, l’editor di Nutrimenti che poi ha curato fino nei particolari più minimi il testo definitivo del romanzo. E la chiostra di persone che devo nominare non sarebbe completa se non indicassi ancora la straordinaria Benedetta Centovalli che allora, nel 2011, curava la collana Greenwich di Nutrimenti, dove è apparso Partigiano Inverno.
L’impatto sul pubblico per ora è stato abbastanza buono, ho ricevuto molte recensioni, alcune lusinghiere, altre che hanno avanzato alcune riserve. Ma questo è il destino di ognuno di noi.

Nel tuo romanzo narri di un personaggio, Jacopo Preti, un partigiano rosso. Nel capolavoro di Fenoglio, Il partigiano Jonny, si narra molto sulle discordie tra partigiani rossi e azzurri. Discordie legate a due pensieri politici differenti, uni Rossi e altri Badogliani. Nel tuo romanzo si narra sulla differenza di questi due ideali completamente diversi dai loro pensieri?

In realtà no, anche se a un certo punto racconto dell’arrivo tra i garibaldini della Valsesia di un badogliano. Gli scontri, le fratture, le divisioni che narro nel romanzo sono piuttosto quelli dell’anima, della coscienza, del carattere.

Nel romanzo di Calvino Il sentiero dei nidi di ragno, il protagonista narra la lotta partigiana attraverso gli occhi di un adolescente. C’è qualche rapporto tra il tuo romanzo e quello in questione?

Eh sì, questa volta sì. Il filtro della fanciullezza che Calvino adopera con Pin è quello che io, come anche altri – Paola Soriga in Dove finisce Roma, o Simona Baldelli in Evelina e le fate (quest’ultimo altra bella rivelazione del Premio Calvino) – ho cercato di rimettere in moto per conferire freschezza alla carne della storia.

Come ben sappiamo la storia non va fatta con i vari “se” e nelle lotte civili è molto difficile riconoscere gli ideali di un combattente. A guerra terminata molti partigiani sono stati completamente posti nel dimenticatoio da parte della neonata Repubblica che aveva da risolvere problemi maggiori, tra cui la ricostruzione e creare posti di lavoro allontanandosi da un tragico passato legato a dittature e di conseguenza a guerre, dimenticandosi spesso di molti (non tutti) eroi che si sono sacrificati per liberare il nostro paese. A distanza di settant’anni, credi che non aver dato agli ex partigiani la possibilità di avere una parte di potere di Stato, avrebbe dato dei benefici alla storia del nostro paese?

Forse non ci sarebbe stato il mito della Resistenza tradita; forse non saremmo sprofondati nel buio degli anni di piombo. Non lo so. Penso che la lezione impartita dagli uomini che vissero quella straordinaria stagione della guerra partigiana sia andata perduta, in parte, si sia insomma sfilacciata non solo perché certe mosse politiche italiane chiusero gli spazi di manovra alle sinistre, ma perché, dopo il Secondo conflitto, furono le logiche delle ideologie del consumo a fiaccare l’Idea (peraltro mi fa sorride parlare di ideologie e di Idee con la I grossa, oggi che anche il comunismo è diventato un bene di consumo per i nostalgici dell’Est).

Torniamo alla scrittura. Per un esordiente scrivere è sempre un approccio difficile, dove si incontrano infinite difficoltà tra cui una mancata esperienza e idee spesso nate da facili entusiasmi. Tu sei partito deciso, con un romanzo lungo, elaborato con una degna scrittura da parte di un vero scrittore. Qual è stato il maggior fattore che ti ha dato queste capacità?

Non so se sono davvero uno scrittore. In ogni caso, incasso e ringrazio. Le capacità – se ci sono state – sono cresciute strada facendo, provando, tentando, sbattendo la testa al muro. E poi leggendo, leggendo, leggendo.

Il tuo romanzo è stato pubblicato dalla casa editrice Nutrimenti e disponibile inoltre in versione eBook. Com’è la tua idea riguardo a questa nuova frontiera di lettura? E secondo te quali sono i vantaggi?

Fruibilità a costi contenuti, praticità. Ma io sono un tradizionalista, in questo caso, e non ho ancora mai comprato un e-book: voglio spiegazzarmi gli angoli dei fogli, sottolineare, scarabocchiare e vedere la carta venir gialla.

Come autore, l’eBook come cambierebbe il tuo lavoro di scrittore?

Penso, sinceramente, che non cambierà nulla nel mestiere dello scrivere.

La tua prossima pubblicazione?

Ancora molta nebbia s’arrotola nella mia testa. E’ certo che vorrei una storia ambientata nel presente, un presente che vomita cose e oggetti desemantizzati. Non ci sarà più spazio per la natura e per il paesaggio che tanta parte hanno in Partigiano Inverno. Sto pensando a tre personaggi: un collezionista di prime edizioni del ‘900, una donna proprietaria di una bottega antiquaria e un uomo (il marito di quest’ultima), còlto da una sottile ma tenace malattia mentale e verbale che lo fa sproloquiare. Ci sarà più narrazione rispetto al primo romanzo… e poi chissà.

A Giacomo le nostre più vive congratulazioni.

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Paolo Nori investito: è grave http://www.torinolibri.it/2013/03/paolo-nori-investito-e-grave/ http://www.torinolibri.it/2013/03/paolo-nori-investito-e-grave/#comments Thu, 28 Mar 2013 08:40:15 +0000 Redazione http://www.torinolibri.it/?p=885 paolo nori Paolo Nori, 49 anni, pare sia stato coinvolto in un incidente stradale mentre camminava sulla Porretana, la strada che da Bologna porta a Casalecchio sul Reno, dove vive da alcuni anni. L’incidente è avvenuto lo scorso sabato, ma l’accaduto è stato reso noto solo nella giornata di ieri. Al momento lo scrittore si trova all’ospedale Maggiore di Bologna e la sua condizione è apparsa sin dal suo arrivo in ospedale grave.
Paolo Nori era stato di recente a Torino, al Circolo dei Lettori, per la manifestazione da lui curata dal titolo “Gli inabbracciabili”, un viaggio nei classici della letteratura russa dell’Ottocento.

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